La radura dei camosci
Nella radura dei camosci posta a ventricolo sinistro dello Zerbion vi si arriva dopo un lungo tratto cavo tracciato a perpendicolo nella verde ragnatela di larici ed abeti. La pioggia sui capelli è di resina: collosa e profumata. Cadendo ti appiccica addosso il dolore del bosco che cede umori alla calura. L'ambita meta si raggiunge solo quando per sforzo ed emozione, avverti i battiti cardiaci nel retro delle ginocchia. Luoghi protetti anch'essi, scrigni preziosi di fatica e di memoria. L'ultimo allungo è da fachiro; si percorre su taglienti pietraie e sibili sinistri. L'altra sponda è un'isola felice; scroscio d'acqua e volo di pernice. Ormai sei giunto nel cuore dello Zerbion. Sei tangente al precipizio e alla natura. Odi un fischio, richiamo dell'animale alla paura, per te l'apice di un'emozione ricercata con muscoli e sudore. Dall'alto osserva un falco. Guarda la scena con la leggerezza di chi poggia le sue certezze sulla concretezza del vento e io penso: "Al desiderare non si deve rinunciare mai".

Da: "Con il Sole alle spalle"
Termino la scrittura di questi quattro brevi racconti nei primi giorni di ottobre del 2012.
Lasciamo alle spalle l'estate per entrare in una stagione da molti considerata della melanconia. L'autunno, al contrario, con i suoi colori e sapori è la maturità dell'estate. La gioia e l'allegrezza frizzanti nei periodi estivi, si consolidano in qualcosa di più duraturo: la stabilità della serenità. In quest'anno così importante per il nostro Paese, ho compiuto il mio cinquantesimo anno di vita. Posso dire che mediamente mi trovo anch'io con il sole alle spalle e, per stare in metafora, sto tra coloro che scendendo dal terzo monte e si accingono
a salire il quarto. Ancor di più, direi che sono in cammino insieme a color che, dopo essersi "beati" in fanciullezza ed essere stati "tentati" da giovani; dopo aver assaggiato un po' di "paradiso" in una qualsiasi personale esperienza di ri-nascita, ora si muovono un po' più saggi o forse ancora più folli verso l'ultima cima. In questo percorso tra i monti più noti del Vangelo, ho appreso tante cose che mi erano sconosciute o che avevo dimenticato. Tra esse, rammento che il cosiddetto plateau di Korazim, luogo designato dalle tradizioni locali come "il luogo degli alberi della benedizione", si trova vicino alla sommità del monte chiamato delle Beatitudini e che questa altura, si eleva abbastanza rapidamente fino a quasi a sfiorare i 300 metri di fronte a Cafarnao e a Tabgah. Ho appreso che avvicinandosi a Gerico, a nord-ovest della città, si gira attorno ad un monte, il Jebel Qarantal dove, Gesù fu tentato dal demonio. Sulle sue pendici, verso la fine dell'ottocento è stato eretto un monastero greco-ortodosso detto della Quarantena e che in quel luogo c'erano delle grotte usate dagli eremiti fin dal V secolo. Ho appreso inoltre che il Monte Tabor, luogo in cui secondo la tradizione si compì la trasfigurazione di Gesù, in arabo si chiama Gebel et-Tur, cioè: "La Montagna" ed è un luogo particolarmente venerato. Ho imparato che per i vangeli il luogo della risurrezione di Gesù è il sepolcro nel quale era stato deposto. Oggi diremo che la tomba è un luogo di rinascita. Esso è situato poco fuori le mura di Gerusalemme vicino al Golgota-Calvario, il piccolo promontorio roccioso dove Gesù fu crocifisso. La tradizione cristiana ha conservato la memoria geografica del luogo, nel quale sorge attualmente la Basilica del Sepolcro. Infine ho appreso che Gerico è considerata da molti la più antica città del mondo. Da Gerico, proseguendo verso sud, si arriva a costeggiare il mar Morto: un lago salato che vanta una serie di primati. E' la distesa d'acqua con la più alta concentrazione salina del mondo e questo è dovuto alle numerose sorgenti di acque minerali che lo alimentano e per l'intensa evaporazione che, nonostante la mancanza di emissari, fa sì che il livello delle acque rimanga pressoché costante. Un altro primato del mar Morto è l'essere la massima depressione terrestre: è situato nella Great Rift Valley, che giunge fino a 800 metri sotto il livello del mare: la superficie delle acque del lago è quindi a circa 400 metri sotto il livello del mare. Nel Vecchio Testamento è chiamato "Yam Ha Melah" - "mare del sale"-, i Greci ed i Romani lo chiamavano "lago d'asfalto", gli arabi "mare di Lot". In questa sorta di trekking teologico e geografico, mi sono convinto che per amare la Montagna non c'è bisogno di scalare le Seven Summits e che le cime, anche le più piccole alture, sono tutte idealmente collegate. Altrettanto si può affermare per le grotte; si sono sempre opposte alle cime in una sorta di compensazione di materia non solo spirituale. Mi sono convinto che ogni stagione della vita può essere oggetto di beatitudine e tentazione, trasfigurazione e risurrezione. L'ordine biologico non richiede necessariamente il medesimo spirituale. Inoltre ho appreso che queste "condizioni" si possono presentare tutte insieme in ogni tratto del nostro percorso. Nel corso degli anni ho conosciuto anziani che si rallegrano e giovani chiusi nel lutto della disperazione. Più recentemente ho visto vecchi cedevoli alle lusinghe delle tentazioni, intenti a dominare la politica, piuttosto che divenire accorte guide, mosse, attraverso l'arte dell'insegnamento, al sano principio della "trasfigurazione" della società in un luogo migliore. Ancora, ho visto bimbi appena nati sui barconi a cui è imposta la tragedia del Calvario. Ho incontrato cattivi maestri, bimbi reclusi, prigionieri dietro le sbarre dello sfruttamento e nel silenzio del conformismo; anziani ammalati che hanno perso la parola, vittime di un autismo d'abbandono, ma ho incontrato anche tante donne generose pronte a sfamare, con poco grano, tutti i figli della terra. Non erano fate ma semplici sorelle. Le ho viste moltiplicare pani con la serenità della gratitudine; ho incontrato anche tanti giovani impegnati a costruire ponti e a disfare muri. Ho visto giovani che insegnavano e vecchi che, felicemente apprendevano. Mi sono convinto che la malattia, la reclusione, l'insegnamento e anche la morte, hanno tutti a che fare con la fatica imposta da una salita. Tutti noi abbiamo un'altura da scalare o una grotta da risalire. Ci muoviamo al di sopra o all'interno di esse per conquistarle o per venirne fuori. Paola, Tony, il maestro Cilian e anche l'anziano Mauro, a diverso titolo, e con altrettante consapevolezze, hanno scalato e disceso le loro alture e le loro bassezze. Ognuno di loro ha espresso la fatica del vivere cercando di lasciare una testimonianza autentica del proprio transito. Ognuno di loro ha lottato cercando di non perdere mai di vista, nel frastuono che spesso ci circonda, lo scopo, la vocazione che sentiva essere la propria personale missione. Alla fine di questi quattro racconti mi sono imbattuto in un termine strano, che avevo accantonato tra le bozze delle varie stesure. Questo termine poco conosciuto è: Ghematria. La ghematria, è il calcolo del valore numerico di una parola, ottenuta sommando i valori di ogni singola lettera. Secondo la Cabalà, termini che possiedono un identico valore numerico, sono collegati da una corrispondenza; scrivendo questi quattro racconti ho scoperto che la storia della giovane Paula e quella dell'anziano Mauro cioè l'inizio e la fine, potevano avere una corrispondenza. Documentandomi ho scoperto che il valore escatologico del Monte delle Beatitudini è lo stesso del Monte della Resurrezione. La prima parola che Gesù pronuncia da risorto è "Rallegratevi": perché? - come direbbe Jacopo incalzandomi anche nella stesura dell'epilogo - perché al termine delle beatitudini, dopo aver annunziato quella relativa alla persecuzione, Gesù la commenta dicendo: "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli". Qual è la ricompensa? Una vita che la morte non è stata capace neanche di scalfire. Potrei terminare qui il mio "Con il sole alle spalle" volgendo la mente e la penna ad un'altra storia, ma vorrei fare un' ultima considerazione affinché lo scritto non mi consegni alla memoria del lettore come un bigotto. Noi non ci rendiamo conto di quanto abbiamo dentro. Dobbiamo solo cercare di tirarlo fuori, di dargli lo spazio di cui ha bisogno. Fin troppe volte cerchiamo di riempirci di oggetti e di superfluo credendo di essere vuoti. E qui mi ricollego a quello spirito "ribelle" che anima ancora oggi il Comandante "Raf" che ha voluto, così delicatamente introdurre questi racconti e al quale non smetterò d'essere grato. Anche per lui la "rivoluzione" ha assunto la forma di un costante cammino; una tappa fondamentale di questo percorso fu il poter issare la bandiera del risorgimento partigiano in un Italia finalmente liberata. Questo spirito ribelle spero che continui ad agitarsi in ognuno di noi. Alla fine del sentiero ci sono due strade, come succede spesso nella vita e nessun "vigile" a indicarti dove andare. Puoi lasciare decidere ai tuoi piedi o fare conto sulla testa. Qualunque sia la decisione il risultato è dentro una busta chiusa che nessuno sa quando te l'apriranno. Tu sai solo che devi andare e farlo in autunno è sempre più leggero. Anche se ti sei lasciato il sole alle spalle e davanti c'è solo l'inverno. "Io non scrivo libri, taglio specchi" Christian Bobin

